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Ancestrali ritualità
agricole ancorate al susseguirsi delle stagioni e
una quotidianità dipanata in questo magico
microcosmo montano hanno nutrito usi e costumi
folkloristici vividi ancora oggi. Luminosissimi per
l’Epifania, il carnevale e il raccolto. Tra rotelle
infuocate lanciate dai pendii e folletti del bosco.
In Carnia palpita un mondo di usi e costumi
folkloristici che regala immagini, suoni e profumi
che si imprimono indelebilmente nella memoria.
Come le ancestrali ritualità agricole legate al
susseguirsi delle stagioni, celebrate tante volte
durante l’anno in tradizionali feste e sagre. E come
i riti che si compiono per l’Epifania, il carnevale
e il raccolto.
Se vi trovate a passeggiare tra i borghi della
Carnia in periodo natalizio fate
attenzione a las cidulas, rotelle di legno infuocate
che i giovani del paese
lanciano nel buio della sera, esprimendo messaggi
benaugurali. A Sauris, figure mitiche accompagnano
il carnevale più antico delle Alpi. Due sono i
principali protagonisti dell’evento: il Kheirar, re
delle maschere che ha il compito di tenere le fila
della festa, e il Rolar, che annuncia l’inizio della
mascherata. Numerose sono pure le leggende che si
sono tramandate di
generazione in generazione, racconti popolari dove
si fondono realtà e fantasia, buon senso e
superstizione.
Passeggiando nei grandi boschi, il silenzio potrebbe
essere spezzato da qualche fruscio e bisbiglio.
Allora guardatevi attorno: forse avrete il
privilegio
di scorgere gli Sbilfs, i buffi e dispettosi
folletti che popolano le foreste della Carnia.
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